Intervista a Paola Stirpe
In questa nostra sezione la redazione di Comparse.it si è proposta di raccogliere i consigli e le esperienze vissute in prima persona da coloro, che
nel corso della loro vita hanno avuto modo di affermarsi professionalmente a livello artistico.
Così che tutte le informazioni raccolte possano essere una sorta di guida per tutti gli iscritti al nostro portale e una speranza in più,
per accedere in questa dimensione talvolta difficile e contradittoria come infatti ci racconta
Paola Stirpe, attrice, mimo e animatrice formatasi all'Accademia di Parigi, al fianco di Marcel Marceau e all'Actors' Studio di New York,
si dedica oggi soprattutto nell'organizzare spettacoli per bambini e seminari sul teatro gestuale.
Tra le sue esperienze professionali ricordiamo:
-Autrice e Interprete nello spettacolo di mimo The Witches rappresentato alla St. John University a New York City (USA)
-Attrice nel Peter Pan di J. Barrie con la Cooperativa Teatrale Franco Parenti, regia di A. R. Shammah (Milano)
Intervista a Paola Stirpe
Paola, innanzitutto come nasce la sua vocazione per il teatro?
Il forte interesse per il teatro l'ho coltivato fin dall'età giovanile, ma siccome la mia famiglia non era inserita in un ambiente di tipo aritistico, ogni sforzo compiuto
verso la realizzazione di questa mia passione sembrava rivolto verso un'intoccabile follia, un sogno irrealizzabile che poco a poco è divenuto realtà.
Quali sono stati i primi passi verso la realizzazione di questa Intoccabile Follia?
La mia carriera teatrale si è delineata lentamente, per cui all'inizio era qualcosa di sfumato che solo in un secondo momento ha preso forma.
Ho cominciato da ragazza a viaggiare molto, soggiornando per lunghi periodi all'estero anche se all'inizio, l'unico scopo era approfondire le mie conoscenze
linguistiche e solo dopo ad un passo dall'iscrivermi all'Università di Berlino, decisi che la mia strada era il teatro e questo è forse il momento catartico
in cui la mia vera vocazione ha avuto un diretto riscontro nella realtà.
Da qui comincia una lunga gavetta, prima in Francia, a Parigi, poi negli Stati Uniti, a New York; non posso non ricordare i
grandi sacrifici compiuti (talvolta non mangiavo) per potermi permettere gli studi nelle scuole di recitazione più adatte a impartire una preparazione adeguata.
Ma fortunatamente ebbi anche la soddisfazione di incontrare persone come Marcel Marceau, uno dei maestri riconosciuti nell'ambiente,
che mi aiutò a compiere i primi passi.
Quindi ci fu l'Accademia di Parigi, con un particolare interesse per il teatro gestuale.
Poi l' "Actors Studio" di New York, riguardo ai quali ci tiengo particolarmente a sfatare la credenza europea
secondo cui questi sarebbero una scuola di recitazione.
In realtà questi non sono altro che una specie di "palestra", di spazio per allenarsi e sperimentare.
Ne conservo il ricordo splendido di attori di ogni età animati da una smisurata passione e capaci di performance indimenticabili.
Inoltre la frequentazione di questi luoghi mi permise di fare la conoscenza di alcune delle più celebri star,
non soltanto del firmamento hollywoodiano, Robert De Niro e John Malkovich. Di questi "divi" ho potuto così apprezzare
la grande disponibilità.
Può confidarci i presupposti saldi su cui ha fondato e fonda tutt'ora la sua carriera artistica?
Innanzitutto tengo a sottolineare come alla base della mia esperienza vissuta come attrice-mimo a livello teatrale, vi sia una visione quanto mai importante
che lega l'attore e il pubblico.
Il corpo, la voce, i gesti, sono un dono che l'attore fa allo spettatore ed è impensabile sottrarsi a questo se ci si è aperti
completamente. In tal senso mi sento di muovere una critica verso tutti quegli attori che perseverano nella loro dimensione narcisista,
lontani dall' avere un rapporto amichevole e accomodante con il pubblico, tutto ciò è impensabile ed è maggiormente ravvisabile in attori appartenenti
al cinema italiano.
Pur avendo la fortuna di solcare alcuni dei palcoscenici di grandi città come appunto
Parigi e New York, ho sempre teso a mantenere ben saldi dei valori, dei principi,
come l'umiltà con cui ancor oggi mi propongo ad un pubblico molto diversificato (adulti, ragazzi, bambini)
e al quale non rinuncerei per nulla al mondo.
Anche i luoghi, secondo tale filosofia, non contano poi tanto; essi possono essere i palchi più o meno noti,
ma anche una piazza, o le corsie d'ospedale dove più volte ho assunto le vesti di animatrice per bambini.
A questi ultimi oramai da dieci anni, cioè dal mio rientro in Italia ho deciso di dedicarmi in maniera quasi esclusiva,
attratta soprattutto dalla loro innocenza e naturalezza, tipica della loro tenera età.
Come si fa a divenire attori completi?
Amo ricorrere alla metafora della "palestra", per definire il lungo e faticoso percorso che i veri attori
sono destinati a percorrere al fine di realizzarsi in maniera compiuta in questa dimensione professionale.
Ritengo sia questo uno dei segreti per avere successo, poichè si sa come le grandi personalità nascano solo e soltanto
se alla base permane un impegno costante a livello quotidiano, un lavoro di ore, incessante e che solo una grande passione
consente di protrarre.
E' questa la consapevolezza primaria di cui bisogna armarsi prima ancora di cominciare questo faticoso percorso, indubbiamente ricco di
soddisfazioni.
Quali sono le grandi emozioni che ha provato nel corso di questa sua esperienza teatrale?
Emozioni forti ne provo ancora oggi, ogni qual volta mi capiti di andare in scena e di entrare in quella dimensione speciale, in cui l'attore
entra in contatto con il pubblico, mediante un impercettibile linguaggio fatto di gesti e sguardi che rendono l'esibizione ogni volta speciale.
Ancora oggi sono animata da quella curiosità di sapere, a spettacolo concluso cosa i miei gesti, e il linguaggio del mio corpo
abbiano comunicato
al pubblico durante tutta l'esibizione. Ecco allora come diventa interessante ascoltare le mille voci e le mille diverse interpretazioni che un unico
spettacolo ha suscitato.
Quali consigli si sente di dare a coloro i quali vorrebbero intraprendere la sua medesima strada?
Rivolgendomi direttamente a tutti quei giovani, e oggigiorno sono tantissimi, che tentano di affacciarsi al mondo dello spettacolo
mi sento innanzitutto portata a consigliare loro di prestare enormemente attenzione evitando di sporcarsi con gente inquinata.
E' necessario saper discernere e valutare le occasioni che si presentano in un modo che sia utile alla crescita professionale.
Ci vuole molta attenzione nel mondo dello spettacolo, perché la professione dell'attore implica un abbandono quasi totale
sul piano psicologico e bisogna per questo trovare le persone giuste a cui affidarsi.
Umiltà e attenzione, dunque: in una parola usare sempre l'intelligenza.
E poi naturalmente crederci e coltivare la propria passione al fine di realizzare qualcosa di importante,
anche se all'inizio ci sembra di muovere verso un' "intoccabile follia".
Ringraziamo Paola Stirpe per la sua gentilezza, per averci reso partecipe delle sue emozioni di artista e per i consigli.
Alla prossima.
Stefania Tinti
Antonio Fiamiani
Mario Vetrone